
Come promesso il gran finale!
Mamma prese dalla culla la mia sorellina, naturalmente dormiva ancora e non aveva per niente voglia di farsi un’altra mangiata, al contrario di me che non aspettavo altro!
Nel frattempo il mio coso era tornato a riposo, nonostante fossi eccitato, la natura aveva fatto il suo corso e la fatica del mega segone si era fatto sentire.
Mia madre aveva rimesso a letto la bambina, si vedeva che era ancora infoiata e cominciò ad agire per sedurmi, ormai era fuori controllo.
“Ah, peccato che la tua sorellina non abbia fatto la sua poppata, non sai quanto stò soffrendo, durante la gravidanza le tette si riempiono all’inverosimile di latte fino quasi a scoppiare! Me le sento pesanti e dure, mi fanno proprio male”.
E mentre diceva questo se le toccava e soppesava. Non potevo non cedere a quella provocazione e così dissi a mamma che potevo pensarci io:
“Mamma se vuoi posso fare io la poppata, come quando ero piccolino, mi piacerebbe provare da adulto un’esperienza che ormai non ricordo più, non è una cosa che capita a tutti di avere la possibilità di rivivere certe emozioni!”
“Davvero faresti questo per la tua mammina? Sarebbe una vera liberazione, non sai come sono contenta!”
Ci mettemmo sul divano e mia madre cacciò fuori dal reggiseno una delle sue tette e con l’altra mano spinse la mia testa verso il capezzolone. La capocchia era durissima, provai a stringere attorno delicatamente le mie labbra e cominciai a sentirla bagnata, le prime gocce di latte stavano uscendo. Nel frattempo mamma tirò fuori l’altra tetta, io succhiai con più vigore e il liquido lattiginoso cominciò ad uscire più copioso.
“Com’è caldo e dolce il tuo latte mamma, davvero delizioso!”
“Poppa, poppa figlio mio, tieni bevi anche da qui!”
E mi porse l’altro seno da succhiare e, mentre lo facevo, con l’altra mano tintillavo il capezzolo di quello precendente, facendo uscire ogni tanto degli schizzi. Mia madre cominciava ad ansimare e io ci misi del mio usando la lingua sui cappezzoli, non mi limitavo più a succhiare, ma a stuzzicare le sue estremità.
Il cazzo aveva ripreso vigore e svettava prepotentemente attraverso la stoffa della tuta, lasciando ben poca immaginazione. Qui mamma fece la sua mossa definitiva, cominciando ad accarezzare con la sua mano le mie parti sensibili:
“Vedo che anche tu hai dei rigonfiamenti che hanno bisogno di essere scaricati…”
e mentre lo diceva mi abbassava di botto la parte superiore del pantalone facendo balzare fuori il mio cazzone, che vibrò un bel po’ prima di fermarsi oscenamente in verticale. Mamma lo accarezzo per tutta la sua lunghezza e poi si soffermò sulle palle:
“Senti come sono gonfie e piene, quasi come lo erano i miei seni, adesso figlio mio ci penso io a liberarti da questo peso, tu mi hai munto come una vacca e adesso io mungerò il mio toro e berrò tutto il tuo latte!”
Dopo quelle parole penso che il mio uccello sia cresciuto di un paio di centimetri! Niente operazioni o metodi poco ortodossi per l’allungamento del pene, ma una semplice frase ad effetto detta dalla propria madre!
Io succhiavo le tette di mamma e lei mi sparava la più lenta delle seghe, finché:
“Adesso basta, è il mio turno di succhiare, voglio proprio sentire che sapore hai!”
Mi staccai dai suoi enormi seni rammaricato e allo stesso tempo inebriato per il trattamento che da lì a poco avrebbe avuto il mio pisellone.
Mamma non fece complimenti, lo imboccò immediatamente nel più rumoroso dei pompini, ricco di copiosa saliva. Dopo qualche minuto si mise ad ammirare il mio bastone umido e cominciò il suo lavoro estenuante di lingua con cui si riprendeva in bocca tutta la saliva tirata fuori prima. Poi si soffermò sui coglioni, li ingoiava per poi leccarli tutti, dandomi una strana sensazione, tra il dolore e il piacere… rilsalì e picchiettò con la la lingua il filetto del glande, per poi circunnavigarlo freneticamente. Dopo un paio di minuti usò le sue mani per strizzarlo e far fuoriuscire le prime gocce di liquido preseminale, ne fece uscire un bel grumo grosso, prima di slinguarlo con ingordigia, schioccando la bocca e facendo un bel mmmmh, per dimostrare quanto ne apprezzasse il sapore.
Approfittai della mia inaspettata resistenza per chiedere:
“Mamma, vorrei tanto che mi facessi la spagnola al latte!”
“Brutto sporcaccione! come fai a conoscere la mia pratica segreta? Hai spiato me e tuo padre mentre scopavamo?”
“Più che spiare, vi ho ascoltato, non sai quante seghe mi sono sparato! Ho sentito papà che parlava di questa cosa e da allora mi è salita una curiosità enorme su questa pratica sessuale”
“Adesso ti accontento figlio mio, infila tra le tette il tuo cazzone e ti faccio vedere!”
Non me lo feci ripetere due volte, mamma si sdraiò sul divano e io mi posizionai sopra di lei infilandole il pene tra i suoi enormi seni, lei li schiacciò uno contro l’altro, rendendo il passaggio strettissimo. Cominciai a muovermi ritmicamente nella più classica delle spagnole, quando iniziò il vero spettacolo. Mentre mia madre stringeva le tette, si stuzzicava con la punta del pollice e dell’indice i capezzoli, facendo uscire le prime gocce di latte, che finivano inevitabilmente tra i due solchi, andando a lubrificare il su e giù del mio cazzo. Ogni tanto aumentava lo strizzamento e gli schizzi di latte arrivavano a colpirmi il torace, il liquido bianco aumentava, ma essendo appiccicaticcio mi creava una sensazione strana, più andavo avanti e più il mio pisello cambiava colore, stava diventando bianco, il latte si stava trasformando in solido, lo sfregamento continuo aveva creato una patina che lo ricopriva tutto.
“Allora che ne dici? Ti piace la spagnola al latte? Hai visto come il tuo cazzo si è trasformato in un dolcetto? un bel cannolo tutto da mangiare, crema compresa!”
E così dicendo lo tolse dalle tette e cominciò a leccarlo tutto, a morderlo pulendolo tutto.
“Mamma vuole la tua crema, che aspetti a farmela assaggiare?”
“Il mio cazzo non ne vuole sapere di venire, che ne dici se ti scopo un po‘”
“Non mi tiro certo indietro, ho una voglia matta di sentirmi una mazza di carne vera in fica!”
Non me lo feci ripetere due volte e la infilzai subito, lei era un lago, mentre pompavo uscivano umori a iosa, se devo dire la verità il suo ficone peloso mi sembrava fin troppo largo, stavo provando meno piacere di prima, così mi venne naturale fare un passo successivo:
“Sai mamma, ti vorrei tanto inculare, penso ti manchi un bel cazzo vero anche nel deretano, non è vero?”
“Abbiamo fatto 30, facciamo 31! Incula pure la tua mamma, che c’ha tanta voglia di godere”
La feci girare e verificai con la punta del cazzo l’apertura anale, ma mia madre evidentemente non aveva nessuna remora, perché spinse il suo maestoso culo verso il mio bacino facendo entrare tutto e subito, per poi dimenarsi. Io ero praticamente rimasto fermo e lei dettava il ritmo, adesso si che godevo! Certo anche quel buco si sentiva che era stato profanato parecchio, però era stretto al punto giusto! Quando mamma rallentò il ritmo capì che era venuto il mio turno, le presi con le mani i fianchi e cominciai a pompare veloce, finalmente sentivo che a breve sarebbe arrivato il mio turno di godere, mentre avevo ormai perso il conto degli orgasmi di mia madre. Iniziai a pistonare a velocità inaudita, mamma gridò come mai avevo sentito prima una donna fare e poi toccò a me lanciare l’urlo della goduria:
“Vengoooooooo! Ti faccio un clistere di sborra mamma!!!”
“Siiiiiiiii, sento l’intestino riscaldarsi per quanto sperma mi stai sparando dentro!”
Uscì dal suo culo con un rumoroso “Flop”, il mio pisellone ormai stanco si stava ritirando, mentre quella porca di mamma mi disse:
“presto, prendi la tazza dove faccio colazione”
Gliela porsi e lei la mise all’altezza del suo culo e da lì cominciò a pisciare fuori la mia sborra, ne avevo fatta davvero tanta. Mamma si passo la lingua sulle labbra prima di portarsi alla bocca il tazzone e mandare tutto giù in un baleno! Che troia!
“Buono il tuo latte, era da troppo tempo che non mandavo giù dell’ottimo sperma!”
“Mamma te lo devo proprio dire, sei proprio una porca in calore!”
“Guarda che io mi so contenere, è colpa di tuo padre, è assente da troppo tempo e io ho le mie esigenze sessuali da appagare! Comunque ci voleva proprio, adesso sono più appagata e tranquilla! Su sistemiamoci, così mangiamo qualcosa”.
Mentre mamma si ricomponeva qualcuno suonò alla porta, ci guardammo in faccia sorpresi, chi mai poteva essere alle otto di sera? Andammo ad aprire e c’era un tipo vestito da Babbo Natale, questo vuole soldi pensai, ma poi la persona scoppiò a ridere:
“Non posso resistere, non avete idea delle facce che avete!!!”
Che mi prendesse un colpo! Era papà, ci aveva fatto una sorpresa! Lo abbracciammo forte forte, mamma quasi piangeva dalla contentezza, io forse un po’ meno…
“Vado a prendere i regali dalla macchina, voi preparatevi che poi usciamo a cenare tutti insieme.”
Guardai mamma e le dissi che oggi era proprio fortunata, perché avrebbe aggiunto altri orgasmi alla giornata. La risposta mi alzàò parecchio il morale (e non solo quello…), calato un po’ giù: “e tu porcellino mio potrai continuare a spiarci, ma mentre ti seghi non venire, al momento giusto verrò da te a dissetarmi, niente deve più andar sprecato…”
Spero il racconto vi sia piaciuto, in attesa del prossimo (la professoressa in calore), vi lascio con altre immagini di seni al latte che avevo selezionato:

Quanto era eccitante vedere la propria madre toccarsi la fica pelosa mentre mi ammirava segarmi, con che frenesia si sditalinava, ci mancava poco che se la staccasse dalla foga.
Nel frattempo il mio cazzo era diventato sempre più duro, non ricordo una rigidità tale mai raggiunta dal mio membro. Dall’uretra cominciava ad un uscire un grosso grumo di liquido pre-iaculatorio, con arte usai il dito medio della mano sinistra per raccoglierlo e lo portai alla bocca schioccando con gusto e commentando quanto era buono il mio miele. Era la prima volta che facevo una zozzeria del genere, ma mi piacque, come piacque anche a mia madre, che aveva aumentato il ritmo della sua masturbazione, potevo notare una chiazza che si era formata a terra, stava lasciando cadere anche lei un bel po’ di liquidi. Io intanto cercavo di prolungare la mia sega, quando sentivo la sborra salire mi fermavo e mi dedicavo ai coglioni, massaggiandoli per benino dicendo che avrebbero prodotto tanto buono sperma. In quel preciso momento mi venne in mente di fare un’altra porcata mai fatta prima, avrei cercato di schizzarmi in bocca. Una volta mi era capitato di masturbarmi a letto e di venire colpito al collo da una lunga gittata, se questa volta mi fossi posizionato bene, volendo, potevo riuscirci e poi quella volta fu una semplice masturbazione, non la stavo portando alle lunghe come adesso.
Il solo pensare a questo avvenimento fece uscire dalla punta del cazzo dell’altro liquido biancastro che prontamente portai sulla lingua esclamandone la bontà. Ormai ero al capolinea, decisi di renderò noto gridando: “Ah si vengo, vengo, sto per sborrare, siiiiiiiii, mi sborro in bocca da solo e mi bevo tutto il mio delizioso seme“.
Mamma era impazzita, la vedevo tremare sulle gambe mentre stava letteralmente inondando la casa, sembrava si stesse pisciando addosso. Io mi piegai il più possibile per avvicinarmi al punto di eruzione e la venuta arrivò, incredibilmente il primo schizzo mi fini dritto nella mia bocca aperta, il secondo molto più potente mi superò andando a colpire il quadro dietro le mie spalle, il terzo mi colpi in fronte, il quarto seppur più moscio e meno consistente rifinì sulle mie labbra, gli altri a seguire finirono sul mio torace. Peccato la mamma non potesse vedere la mia faccia sporca di sperma o godersi come portassi alla bocca tutto il restante seme che mi copriva.
Per paura di essere scoperta, si era tirata su le mutandine e si era allontanata mentre strizzavo le ultime gocce dalla cappella, avevo goduto tanto, ma ero ancora eccitatissimo, il cazzo non ne voleva sapere di ammosciarsi. Andai in bagno a lavarmi e indossai una tuta, le mutande nascondevano meglio la mia esuberanza, ma poi decisi di farla sporca per farmi notare di più e le tolsi, rimanendo solo con il sottile pantalone elastico.
Mamma era in stato confusionale, secondo me aveva gli ormoni a mille, era rossa in faccia e armeggiava da una parte all’altra, poi disse che la bambina doveva mangiare, dimenticando che appena meno di un’ora prima aveva fatto la sua poppata. Poi però mi venne il dubbio che lo stesse facendo apposta per provocarmi e in quel momento capì che era fatta, tra poco la mamma sarebbe stata mia!
Fine Terza Parte

A quel punto rimasi di sasso, probabilmente l’ultima volta che aveva allattato ero corso in bagno senza chiudere la porta e preso dalla foga non mi ero accorto di niente… mio padre doveva essere rimasto sorpreso altrettanto quanto me e forse anche un po’ allarmato, visto che disse a mia madre di aprire il pacco di Natale. Aperto il regalo, dentro c’era una specie di sella, tipo quella dei rodei (una Sybian ndr mammatroia.com), non conoscendo ancora cosa mai fosse quel marchingegno, pensai che a mio padre fosse partita qualche rotella…
Grazie caro! Ho sempre voluto provare questa macchina portentosa, tutte le donne ne parlano benissimo, dicono che addirittura usandola gli uomini sono superflui!
Spero proprio di no, rispose mio padre, il suo compito è di fare da surrogato in mia assenza, visto che gli altri ‘giocattoli’ sembrano avere fallito! Su dai, provala!
L’aspetto rispecchiava più o meno l’utilizzo, una volta montata era davvero una sella da cavalcare, solo che sulla sommità c’era un grosso fallo, quindi sedendoci ci si infilzava e mettendola in moto cominciava a stantuffare a velocità via via regolabili, dando un piacere non indifferente vedendo in azione la mamma.
Le spiate continuarono anche le sere seguenti, il nuovo giocattolo aveva dato linfa a mia madre che, in combinazione con la chat e webcam sembrava sentire meno la mancanza di mio padre. Un giorno però accadde qualcosa al collegamento internet e mamma non riuscì a collegarsi con papà, usò quindi in solitudine la sella godereccia godendo con meno intensità. La sera dopo il problema si ripresentò a sprazzi, mio padre disse che c’era in atto una tempesta nei pressi della piattaforma e che tutti i collegamenti erano difficoltosi, ma che il giorno dopo tutto sarebbe tornato a posto.
In questo momento partì il mio piano diabolico: dovevo fare in modo di far tornare mia madre allo stato di puttana in calore. Mi risuonava ancora la sua frase su cosa mi avrebbe fatto a causa della sua astinenza. Feci in modo di compromettere il buon funzionamento del PC con il programma di collegamento chat e webcam, poi feci saltare anche il nuovo giocattolo rendendolo inutilizzabile elettricamente. Ad aiutarmi arrivò un’incedibile nevicata che ci bloccò in casa. Passai al piano estremo e feci sparire tutte le batterie e sostituii quelle nei vibratori con pile scariche. Adesso la mamma era proprio nei guai, doveva arrangiarsi di sola mano con facevo io.
In realtà non fu così, perché tra bottiglie, scope, banane e zucchine si infilò di tutto, ma con pochi risultati, perché era evidente che godeva poco e aveva bisogno di più. Ormai era alle corde, quasi civettava con me, le avevo fatto capire che ogni volta che allattava mi andavo a sparare una sega, ma facevo in modo che non potesse vedere nulla, tranne quell’ultimo giorno, sapevo che ormai era cotta, quindi le avrei dato il colpo finale facendogli vedere la più porca delle masturbazioni.
Non volevo però perdermi lo spettacolo, così cambiai posizione alla webcam del mio pc e la sistemai in modo da inquadrare lo spiraglio della porta della mia stanza che avrei lasciato aperto per farmi spiare dalla mamma. Il monitor era di fronte al letto, quindi avrei potuto godermi tutto senza che lei se ne accorgesse. Dalla sua posizione invece mi avrebbe visto quasi per intero, lasciando al “buio” la parte della testa, quindi non c’era pericolo di incroci di sguardi, a meno che non mi fossi sporto troppo dalla posizione naturale.
Mi sistemai due cuscini messi quasi in piedi dietro la testa, rimanendo tutto nudo sul letto in una posizione semi sdraiata. Mi menavo il cazzo lentamente esaltandone la lunghezza e muovevo il bacino simulando la scopata, se fossi stato più elastico quasi quasi potevo far arrivare il mio pene in bocca, ma era fin troppo fuori portata. Vedevo l’ombra della mamma dietro la porta, dal movimento si stava sditalinando, mi feci coraggio e cominciai ad aumentare il ritmo sospirando, mi piegai in avanti e feci cadere dritto dalla mia bocca un rivolo di saliva sulla cappella e cominciai a massaggiare circolarmente solo quella sensibile parte, sembrava esplodere per quanto si stava ingrossando. Ripresi a fare su e giù sull’asta e quando la mano scivolava con fatica, risputavo sul cazzo, me lo massaggiavo per benino, poi raccolsi un po’ della saliva dalla cappella e me la portai in bocca esclamando quando buono fosse il sapore del mio pisello. La frase detta ad alta voce fece prendere più coraggio alla mamma, che finalmente si mise in posizione tale da vedere tutto quello che facevo, sicura di non poter essere vista, mentre io finalmente potevo ammirare la sua masturbazione grazie alla webcam che avevo sistemato nel migliore dei modi.
Fine seconda parte.

Parte un nuovo racconto a puntate, spero che vi piaccia. Mi raccomando a non scopiazzarlo e, nel caso venga fatto, citate almeno la fonte e il sito!
Era l’inverno dei miei 18 anni, andavo ancora a scuola a causa di un anno sfortunato in terza superiore che mi aveva fatto bocciare. Ero nel pieno della tempesta ormonale, arrivata un po’ in ritardo rispetto ai miei coetanei e per questo vissuta in maniera frustrante, solo adesso potevo capire le sensazioni e i racconti dei compagni di scuola riguardanti sesso e masturbazioni. Mi viene ancora da ridere quando ci provavo io senza successo, tutti parlavano di eiaculazioni e venute varie, mentre a me non veniva fuori nulla, eppure mi ero sforzato tanto da far diventare rosso porpora il mio pisellone… Fortunatamente tutto cambiò l’estate in concomitanza della mia maggiore età, la vista in spiaggia di tutte quelle donne prosperose in bikini me lo faceva diventare sempre duro, così passavo gran parte del tempo in cabina a segarmi e finalmente lo sfogo aveva successo con copiose e soddisfacenti venute.
Finita l’estate, la musa dei miei assoli divenne la mamma, da meno di anno era nata la mia bellissima sorellina e veniva allattata diverse volte al giorno, così potevo ammirare le tettone di mia madre durante l’atto e che lei non si curava di nascondere: essendo a casa, per lei era del tutto naturale. Mi godevo la splendida visione e poi correvo in bagno a segarmi sognando di essere io attaccato alle poppe di mamma a suggerle il latte. All’inizio trovavo soddisfazione a sfogarmi in questa maniera, poi però cominciò l’insonnia al cazzo duro, dovevo per forza spararmi l’ennesimo raspone per riuscire a riprendere il sonno.
Una di queste sere andai in bagno a recuperare della carta igienica avendo finito il rotolo che avevo in camera per queste necessità notturne e fui attratto da lamenti sessuali provenienti dalla stanza dei miei, la porta non era chiusa, quindi si sentivano molto bene. Naturalmente non potevo pensare di dare una sbirciatina, essendo troppo aperta avrei rischiato di farmi vedere, così mi avvicinai il più possibile per sentire meglio e rimasi sbalordito per le oscenità che venivano dette, mi rimasero impresse alcune frasi quali, “dopo 9 mesi di scopate nel culo, ci entrerebbero 3 cazzi dentro, quasi quasi è più stretto il tuo ficone, adesso ti vengo dentro e poi mi fai una spagnola al latte con tanto di sborrata in faccia”.
Praticamente, senza neanche rendermene conto, avevo tirato fuori il cazzo e me lo stavo menando ascoltando i miei scopare. Un attimo prima di venire corsi in bagno a scaricare tutta la mia goduria nel water.
Da quella notte, l’insonnia divenne una malattia, mi alzavo di proposito per spiare i miei e quando la porta era chiusa, a volte riuscivo a spiarli dal buco della serratura, il più delle volte la chiave o qualcosa appeso alla maniglia non mi permetteva la visione e purtroppo non si potevano cogliere le eccitanti frasi dei loro discorsi goderecci. Quello che comunque di cui ero certo era la focosità di mia madre, sembrava quasi una ninfomane e fortunatamente mio padre era all’altezza della situazione, riuscendo a soddisfarla pienamente. Una notte ricordo che sarà venuto almeno tre volte, non dimenticherò mai il “clistere di sborra nel culo” e la doppia bevuta di sperma perché la prima non l’aveva dissetata.
Ebbi la conferma dell’eccessivo attaccamento al sesso di mia madre un fine settimana in cui mio padre era fuori per lavoro. Quei giorni erano i più belli per vederli o sentirli in azione, quindi ero dispiaciuto che papà non ci fosse, ma mi svegliai ugualmente per vedere cosa succedeva. Fortunatamente potei spiare da uno spiraglio della porta che era rimasta socchiusa: non penso che mi capiterà mai più di vedere nella mia vita una cosa del genere: la mamma era al telefono con l’auricolare bluetooth all’orecchio e due cazzi di gomma, uno nel culo e l’altro in fica! Si dimenava come un’ossessa urlando frasi del peggior scaricatore di porto mentre cercava di godere il più possibile. Dopo svariati orgasmi la sentì lamentarsi con mio padre di quanto fosse difficile godere senza di lui e di non permettersi di lasciarla sola un altro week-end. La sera dopo la situazione fu ancora più calda, d’altronde era il secondo giorno di seguito senza papà, questa volta aveva preso un altro cazzone di gomma più grosso, dotato di ventosa, lo aveva attaccato all’armadio e se l’era infilato nel culo. Mentre si dimenava su e giù, ne muoveva ritmicamente un altro che sembrava di vetro in fica e discorreva oscenamente al telefono con mio padre, che sicuramente, come me, si stava sparando una sega.
Fortunatamente per mia madre, lunedì sera papà ritornò a casa e tutto tornò alla normalità, se così si poteva chiamare, finché non arrivò dicembre. Mio padre ci comunicò che doveva seguire un lavoro in una nuova piattaforma petrolifera e sarebbe stato fuori per due settimane, partiva il 5 dicembre per ritornare entro il 20, massimo 22 e poter passare tranquillamente Natale e Capodanno in famiglia. Anche se a tavola non lo dava a vedere, mia madre doveva essere sicuramente rimasta male e ne ebbi la conferma quella notte, in cui lei fino alla partenza voleva delle scopate extra per rifarsi di tutte quelle che avrebbe perso durante la sua assenza.
La notte prima di partire, dopo una serie di scopate furiose che mi fecero sborrare 4 volte di seguito per l’eccitazione, mio padre tirò fuori una serie di regali pre-natalizi. Un bel portatile che dalla grandezza dello schermo poco si poteva ritenere tale e una webcam, un po’ più grande del normale, sembrava quasi una videocamera, probabilmente era ad alta risoluzione e di una qualità sopra la norma.
E’ già tutto configurato con il Pc che avrò nella mia cabina in stazione petrolifera, non ti preoccupare cara, ci potremo vedere e parlare ogni sera e fare tutte le porcherie che vorrai. Nell’altra scatola c’è il vero regalo di Natale, mi raccomando di non aprirlo, in caso ce ne fosse bisogno, ti dirò io di scartarlo prima del 25 dicembre.
Mio padre partì e la prima settimana trascorse “tranquilla”, i giochetti con Pc e webcam sembravano tenere mia madre, ma già al decimo giorno la mamma dava segnali di irrequietezza, perfino durante l’allattamento sembrava godesse, tanto che ero tornato al punto di andare a masturbarmi ogni volta per l’eccitazione.
Dopo un altro paio di sere papà comunico che forse sarebbe stato fuori altri due giorni, il maltempo stava rallentando i lavori e mia madre sfogò le sue frustrazioni:
Oh no, non ce la faccio più, mi manchi troppo, sono tutto un calore per l’intero giorno e gli sfoghi notturni non sono sufficienti, mi sento un vulcano, pensa ieri ho visto nostro figlio masturbarsi in bagno, sapessi che bel cazzo che ha, quasi più bello del tuo e che vigore! Ha fatto una bella sborrata, mi sarebbe piaciuto dargli una mano io e sentirne il sapore, non sai quanto mi mancano le tue venute.
Fine prima parte

Arriva il finale di questo racconto tribolato, mi raccomando non copiatelo senza citarne la fonte!
Il bicchiere era pronto, adesso bisognava darlo in pasto a mia sorella. Sentimmo lo scarico del bagno, quindi si era svegliata, corsi in cucina con mia madre dietro che mi raggiungeva, di certo non voleva perdersi la scena. Preparai la tovaglietta, il cucchiaino e lo yogurt sul tavolo. Arrivò la cara sorellina e si sedette, di fronte aveva la mamma, io rimasi in piedi, ero nervoso, forse avevo paura della sua reazione. Mandò giù il primo cucchiaino e subito disse: “vedo che finalmente hai lasciato perdere quella schifezza di yogurt che avevi preso prima! Questo è un’altra storia, il gusto ricorda quello dell’altra settimana, ma è meno dolce”. E via con un altro assaggio e poi un altro: “ha un sapore leggermente fruttato, ma non capisco bene l’esatta provenienza, non vedo pezzi di frutta, solo alcuni grumi più biancastri, chissà cosa sono!”.
“Saranno i fermenti lattici…” dissi io.
“Strano che ancora non avessi detto la stronzata del giorno, era troppo superare i 5 minuti vero? Senti mamma, ma dov’è la confezione? Vorrei vedere gli ingredienti e la data di scadenza, il sapore non è male, ma l’aspetto non è che sia granché”.
E ora? mi venne un colpo a quella richiesta, ma nostra madre non ebbe nessuna esitazione nel rispondere: “Ma come? Non lo hai ancora capito? Quello mica è uno yogurt industriale con le porcherie chimiche tipo bifidus e roba del genere! E’ un prodotto 100% naturale fatto in casa, per questo magari l’aspetto può non essere eccezionale, ma è salutare, nutriente e soprattutto delizioso! Invece di sgridare tuo fratello, dovresti ringraziarlo, lo ha fatto a mano, tutto per te! Sai, lo sta insegnando a fare a tuo marito, così quando ritornerai da lui potrai fare una buona colazione tutte le mattine”.
Mia sorella mi fece un mezzo cenno di ringraziamento e poi disse: “effettivamente lui mi manca…”, poi mi guardò dicendomi: “ma tu non devi farti la doccia? Che stai aspettando?”
Capì che non mi voleva tra i piedi perché doveva dire qualcosa alla mamma e mi defilai, naturalmente rimasi nei paraggi per continuare ad ascoltare il discorso che riprese immediatamente: “Mi manca, probabilmente sono stata troppo stronza, ma sul momento quando ha provato a incularmi a tradimento non mi è andata giù e ho reagito con fin troppa violenza. Sai la sera che sono stata fuori, mi sono confidata con la mia amica e non sai che risate si è fatta! Poi ha tirato fuori l’iPhone e mi ha fatto vedere un video amatoriale dove scopava col suo ragazzo e quanto lui e lei godevano facendo sesso anale. Eravamo un po’ brille, così ho ceduto quando lei ci ha provato, voleva iniziarmi in maniera dolce e mi ha leccato tutto il buco del culo, in maniera fin troppo profonda… a me avrebbe fatto schifo fare la stessa cosa. Devo dire che mi piaceva tanto, anche quando ha cominciato a stuzzicare il buchetto con le dita, ci ha quasi infilato per intero il medio. Poi ha tirato fuori dal cassetto un affare enorme ed ha detto con aria seria che me lo avrebbe infilato tutto nel culo! Al che sono scappata terrorizzata dalla sua stanza e mentre correvo sentivo che lei rideva, poi devo essere inciampata e caduta. Ricordo che mi sono risvegliata nel suo letto la mattina dopo. Mi ha chiesto scusa per l’accaduto, in realtà stava scherzando, ma mi ha fatto notare quanto fossero esagerate le mie reazioni, soprattutto per il fatto che mi sia spaventata prima di aver provato ogni tipo di sensazione, potevo effettivamente provare dolore, come anche piacere… ma non ho affrontato la situazione.”
Allora mamma rispose: “E’ giunta l’ora di risolvere tutti i tuoi problemini cara, vieni, seguimi nella mia stanza da letto, oggi ne uscirai trasformata e svaniranno tutti i tuoi timori!”.
Aspettai che cambiassero stanza e poi gli andai dietro, mamma lasciò la porta aperta e fece in modo che mia sorella fosse in un posizione tale da non potermi vedere. Mia madre si diresse all’armadio e dopo aver trafficato un po’, tirò fuori un affare nero lucido somigliante a un vibratore, ma dal diametro più sottile, sicuramente era per uso anale. Prese dal cassetto del comodino una bottiglietta di olio per massaggi e cominciò a cospargere il culo di mia sorella, com’era lucido! Ogni tanto tergiversava con le dita in prossimità dell’orifizio anale, finché non decise di infilarci il fallo nero. Mia sorella mandò fuori un gridolino, la mamma non si fece intimorire e andò a fondo, lasciandolo per la sua quasi interezza, poi, dopo un paio di minuti, iniziò a stantuffare molto piano, sempre più piano, tanto che mi sembrò strano, solitamente avviene il contrario, ma poi compresi la tattica, spingere la figlia a desiderare quello strano rapporto che l’aveva fatta allontanare dal marito e che adesso le avrebbe permesso di ritornare, anche se già sverginata… La reazione non tardò ad arrivare: “Su dai mamma, più veloce, dai, mi sta piacendo.”
“Allora dillo che ti piace prenderlo nel culo!”
“Si! mi piace essere inculata, sono proprio una stronza, ma guarda cosa mi stavo perdendo, ti prego inculami!”
Che scena! Il cazzo mi era tornato durissimo e mi stavo segando con goduria, dovevo stare attento a fermarmi ogni tanto per non venire subito. Mia madre mi aveva visto e mi faceva segno di rallentare, qualcosa le frullava in testa, ne ero sicuro e fu così… “Mentre ti inculo, tintillati la fighetta figlia mia, proverai ancora più piacere, adesso ferma un attimo che aggiungiamo qualcosa di intrigante”. Mamma aprì nuovamente il cassetto e prese un foulard rosso fuoco, lo piegò per benino formando una striscia che usò come benda per gli occhi di mia sorella. “Che fai mamma?”. “Shhh, continua a toccarti, adesso ti inculo con qualcosa di diverso, aumentiamo le dimensioni visto che il buchetto adesso è più elastico. Devi fare pratica con la bocca, quindi lubrificalo per bene prima che finisca nel tuo culo”. Fece segno di avvicinarmi, prese la punta del mio cazzo con le mani e l’avvicino alle labbra di mia sorella. “Comincia a tirare fuori la lingua e insalivare per bene questo fallo sulla punta, brava! Mettici più saliva! Bene, adesso leccalo per la sua interezza bagnandolo tutto. Vedi che sei brava? Adesso prendilo in bocca e ciuccialo, fammi vedere che sei brava a fare i pompini!”.
Mia sorella non era molto brava in quest’arte, ma ero eccitato un casino e cercavo di non fiatare temendo che potesse andare tutto all’aria. “Sai mamma, non sa di gomma questo coso e poi è caldo, da una strana sensazione, sembra quasi vivo!”.
Oh cazzo! Era vivo si! Poi mamma decise che era venuto il momento e tolse dalla bocca di Emanuela il mio pisello per infilarlo dietro, giù per il culo. Feci un po’ di fatica ad entrare, ma poi scivolò così bene che cominciai a pompare come un ossesso. Mia sorella gridava dalla goduria, mentre mia madre dopo aver guidato i miei primi movimenti si era messa a leccare la fica della figlia, che, presa dagli innumerevoli orgasmi, non si rendeva conto dell’impossibilità della situazione. Io ero arrivato al limite e mia madre lo aveva capito, mi fece uscire e fui scambiato col fallo nero, mia sorella ci rimase male: “no, perché lo hai tolto, preferivo quell’altro, mi dava più calore!”
“Cara, preparati che adesso ti faccio assaggiare qualcosa di eccezionale, dello yogurt caldo alla spina, apri bene la bocca, fai aaaahh”. Mentre diceva queste parole eccitanti stava segando il mio cazzo a 2 centimetri dalla bocca di mia sorella e dopo averle dette cedetti alla sborrata e cominciai a venire come un idrante colpendo con i getti tutta la faccia che avevo davanti. Mia sorella, forse un po’ presa alla sprovvista, si tolse di scatto la benda e quasi le venne un colpo! Vedendomi di fronte col cazzo in tiro e gocciolante, realizzò cosa doveva essere successo, mi diede uno spintone forte facendomi cadere e gridò dicendo che eravamo dei pervertiti, dei porci incestuosi e, non contenta, mi tiro un calcio dritto nei coglioni mentre ero a terra inerme! Poi girandosi verso mia madre le disse che era arrivato il momento di ritornare da suo marito e che difficilmente avrebbe rimesso piede in questa casa di merda!
Emanuela la prese davvero male, passò quasi un anno prima che facesse pace con noi, in realtà ci era grata, grazie a quella avventura aveva fatto pace con suo marito e adesso se la spassavano parecchio a letto, lei lo prendeva nel culo con grande piacere e non permetteva nessun spreco di sperma, ogni volta doveva finire tutto nella sua bocca assetata.
Io purtroppo da quel giorno ho seri problemi con il pisello, il calcio nei coglioni mi ha procurato seri danni e non mi si rizza più in maniera naturale, mamma naturalmente ha trovato una soluzione bizzarra al problema attaccandomi alcuni elettrodi che scaricando della elettricità me lo fanno rizzare, ma questa sarà probabilmente un’altra storia da raccontare…