Cerco di non far passare troppo tempo tra un nuovo racconto e l’altro, così eccovi una nuova storia erotica bella speziata…

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Titolo originale: Mom Lends a Helping Hand
Autore: PennyPongstock
Link all’opera originale: https://www.literotica.com/s/mom-lends-a-helping-hand
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Mi sono seduto sul bordo del letto con il flacone di pomata topica in mano. Dopo un’umiliante visita medica, finalmente mi avevano prescritto la ricetta.
Mi era stata diagnosticata una condizione estremamente rara: perdita di sperma recalcitrante.
Potrebbe non sembrare grave, ma è un problema piuttosto serio quando sono in classe, cerco di concentrarmi e lo sperma inizia a colare dalla punta del mio pene. Ed è troppo difficile da nascondere. Si accumula nei miei boxer e, se non arrivo in bagno abbastanza velocemente, mi cola lungo la gamba dei pantaloni e mi sporca i calzini. Questo, oltre alle abbondanti “emissioni notturne”, è stato troppo da sopportare. Dopo aver rovinato sei set di lenzuola, ho iniziato a dormire con il pene in una presina in silicone, quelle per le pentole dove normalmente si infila la mano. Non era del tutto comodo, ma era molto più facile da svuotare rispetto a qualsiasi altra cosa mi venisse in mente.
Era dovuto a testicoli iperattivi. Cioè, hanno usato qualche termine medico sofisticato, ma era proprio quello. Per qualche motivo, il mio scroto aveva deciso che spettava a me ripopolare la terra. Mi facevano spesso male e il medico mi disse che avrei dovuto svuotare regolarmente il mio sistema, altrimenti l’accumulo avrebbe potuto portare a complicazioni interne. Tutto questo con mia madre proprio lì nella stanza. È stato incredibilmente imbarazzante. E per qualche motivo ha richiesto diversi esami approfonditi del mio membro da parte di mani fredde e guantate.
Il dottore sollevava il mio pene morbido ma pesante, lo piegava e lo pungolava, con un piccolo contenitore per raccogliere le gocce di sperma che cadevano ad ogni stimolazione.
“Starà bene?”, aveva chiesto mia madre con ansia.
Il medico le ha assicurato che, dato che l’avevamo scoperto abbastanza presto, saremmo stati fuori pericolo. Beh, se avessi seguito la terapia e avessi continuato ad applicare una misteriosa pomata.
Quindi, eccomi lì, a fissare il flacone nella mia camera da letto. Applicare generosamente e massaggiare sulla zona interessata con un movimento oscillatorio costante. Iniziare dalla parte superiore del perineo, spostandosi verso l’alto intorno ai testicoli e lungo l’asta. Applicare una pressione uniforme e trattare il frenulo.
Mi vergognavo ad ammettere che, anche alla mia età, non sapevo cosa significasse metà di quelle parole.
Poi bussarono alla porta.
“Tesoro, va tutto bene lì dentro? La lozione ha funzionato?”, chiese mia madre dall’altra parte.
“Ehm, sì, più o meno!”, risposi attraverso la porta. Mi tirai su i pantaloni della tuta appena in tempo perché lei aprisse la porta ed entrasse.
Sembrava preoccupata. Incrociò le braccia sulla camicia da notte.
Era difficile avere una mamma con l’aspetto di mia madre. Il dottore aveva persino fatto una battuta al riguardo nel suo studio. Arrossii violentemente e lei capì che era un argomento delicato. Ma il dottore aveva ragione, mia madre era incredibile per la sua età. Aveva i capelli rossi tagliati a caschetto. E il suo corpo era pazzesco. Era minuta, ma il suo seno attirava sempre gli sguardi degli uomini per strada per la sua prosperosità. E aveva delle belle cosce tornite… non che io l’avessi mai notato.
Mi raggiunse e io le porsi la bottiglia.
“Non capisco le istruzioni. È tutto così confuso”, dissi.
“Vuoi che dia un’occhiata, tesoro?”, mi chiese.
Volevo dire di no. Non volevo che lei fosse coinvolta in questa faccenda. Ma volevo anche avere finalmente un pene che funzionasse correttamente. “Uh, credo di sì”. Le porsi la bottiglia, in modo un po’ scortese.
Ma lei fu paziente. Si limitò ad alzare le sopracciglia e prese la bottiglia. La lesse. “Oh mio Dio…” mormorò. “L’hai già provato? Non vogliamo sprecarlo. “
“Stavo per farlo, ma non so quanto ho compreso bene le istruzioni… pensi che possa semplicemente spalmarlo dappertutto?”
“No, tesoro, devi seguire quello scritto sul bugiardino. È importante. E questa bottiglia è costosa…”
“Sì, ok, ho capito. È solo che… non importa. Lo proverò. Ma non so che cazzo sia il perineo.”
“Modera il linguaggio.” Mi agitò il dito davanti. “Il perineo… ehm… beh… È come il punto…” Si grattò la testa. “È come dove il sedere incontra i… i testicolu.”
Era strano sentire mia madre dire “testicoli”. “Qui, tipo?” Mi chinai e indicai il mio sedere.
«Oh, no, non proprio.» Arrossì. «È più tipo qui?» Indicò sotto il cavallo, sollevando leggermente una gamba. Nel farlo, sollevò un po’ i pantaloni corti del pigiama.
«Mamma, tu non hai tipo un… un…»
«Un pene?»
Toccò a me arrossire. «Non c’è bisogno che lo dici.»
“Mi dispiace, tesoro, ma devi capirlo. È tipo, lì…” Si avvicinò e mi toccò il ginocchio. Lo spostai di lato e lei indicò i miei testicoli.
“Stai indicando i miei testicoli.”
Alzò gli occhi al cielo. “È proprio sotto i testicoli.”
“Oh. Perché non lo dice e basta?”
«Non lo so, ma puoi provare? Perché non vai in bagno e io aspetto qui?»
Sospirai. Non sapevo bene perché mi comportassi in modo così irritabile. Ma immaginai che avesse a che fare con il fatto che ero costretto a parlare del mio pene con mia madre.
Entrai in bagno e chiusi la porta. Inizia dalla parte superiore del perineo…
Mi abbassai i pantaloni, poi spremetti una noce di lozione e rimasi sorpreso nel vedere che era trasparente. Ed estremamente scivolosa.
«Come va?», mi chiese dall’altra parte.
“Ci sto lavorando.”
Ho portato le mani sotto i testicoli (che mi facevano un po’ male) e ho piegato le dita. L’unguento fresco è entrato in contatto con la pelle. Non avevo mai toccato quella zona prima, ma era una sensazione… piuttosto piacevole? Ho fatto rotolare la pallina e l’ho fatta scivolare oltre i testicoli fino alla base del pene. Oh cazzo, aspetta, dovevo anche “oscillare” le palle? Fanculo queste istruzioni. Probabilmente non aveva importanza, ma se avessi sbagliato e il mio pene si fosse raggrinzito e fosse caduto? Sapevo di essere stupido, ma l’ansia medica è reale.
” Io… io… non so cosa sto facendo”, dissi.
“Hai bisogno di aiuto?” La sua voce tremava.
“No.” Fissai il mio pene. Pulsava e una goccia di sperma schizzò sul pavimento piastrellato. “Cioè… forse. Non lo so.”
“A che punto sei?” Ora era più vicina, proprio contro la porta del bagno.
“Ho fatto il perineo e poi sono passato alle palle.”
“Cosa c’è scritto dopo?”
Mi sono girato per raccogliere il flacone dal lavandino, ma sono scivolato sulla piccola pozza di sperma sul pavimento. Sono caduto di culo.
“Cazzo!”
“Tesoro?! Che è successo??” Ma non ha aspettato una risposta. Ha spalancato la porta.
“Mamma!” Ho cercato di coprirmi.
“Mi dispiace, tesoro. Oh, santo cielo.” Si coprì gli occhi, ma poi sembrò decidere che non importava e venne ad aiutarmi ad alzarmi.
Glielo lasciai fare, ma tenni una mano sul mio pene.
“È ridicolo, tesoro, perché non mi lasci aiutarti?”
“Non lo so… è strano.”
“Lo so, ma io ero un’infermiera. Non è poi così diverso.” Mi guardò negli occhi. Era rassicurante. La preoccupazione sul suo viso era accompagnata da una profonda premura. Era gentile.
“Ok. Credo di sì. Va bene.” Cercai di assumere un atteggiamento scontroso, ma fallì. “Grazie.”
“Ma certo, tesoro. Voglio solo prendermi cura di te, ok?”
Annuii con la testa. Poi allontanai la mano.
Il mio pene flaccido pendeva a circa trenta centimetri dal suo viso. Ma da quando era iniziata la mia afflizione, era diventato leggermente gonfio anche quando era flaccido. Era lungo circa tredici centimetri.
I suoi occhi si posarono sul mio pene. E potei vedere che soffocava una reazione. Lo nascose bene, ma me ne accorsi. Un leggerissimo incurvarsi delle labbra e un arrossire degli occhi.
Si schiarì la gola. “Ok, mostrami dove hai iniziato.”
Ho sollevato leggermente una gamba e ho toccato il punto sotto i testicoli. Le mie dita sono scivolate un po’ sulla pelle ancora liscia.
Si è inginocchiata per vedere meglio. “Ok, bene, così va bene.” Ha afferrato il flacone. “Poi dice di farlo scorrere proprio qui fino alla base.” Ha puntato il dito tra i miei testicoli.
“Ok, bene, è quello che ho fatto.”
«Ne hai usato abbastanza?», mi chiese, spruzzando una grossa quantità di prodotto. «Ecco». Allungò la mano e depositò la lozione sulla base del mio pene.
«Oh, ehm, posso farlo io».
«Lo so, ti stavo solo dando la quantità giusta». Guardò il mio pene e deglutì. Poi alzò lo sguardo verso di me.
Guardandola di nuovo, i suoi grandi occhi marroni e la sua generosa scollatura mi fecero arrossire ancora una volta.
“Va tutto bene, tesoro. Sono qui per questo.”
Annuii. “Cosa significa oscillare?”
“Oh, significa avanti e indietro. Come agitare. O come…” fece un movimento di masturbazione, poi ridacchiò.
“Sul serio?” chiesi, trattenendo una risata.
“Beh, più o meno. In questo contesto penso che sia più simile a un massaggio…”
Prima che potesse finire la frase, il mio pene pulsò e un altro getto di sperma mi uscì dalla punta. E… oh Dio… finì proprio sul petto di mia madre.
«Oh mio Dio.» Si bloccò. «Santo cielo, tesoro. È… davvero tanto.» Afferrò un pezzo di carta igienica e cercò di pulirlo, ma finì per spalmarlo sulla sua pelle.
«Mi dispiace.»
“Va bene, non puoi farci niente. Ma dovremmo davvero occuparcene, così non avrai più quel… problema.”
Annuii con la testa e portai le dita sul mio pene. Raccolsi la lozione gelatinosa e cominciai a massaggiarla avanti e indietro.
“Ecco fatto…” mormorai.
Il mio respiro si fece più pesante e mi resi conto che stavo fissando il suo petto. E lei… beh, lei stava fissando il mio pene, con la testa leggermente inclinata. Sembrava curiosa.
«Ti sta aiutando?», chiese.
«Sì, credo di sì». I nostri sguardi si incrociarono di nuovo. Le sue labbra si aprirono, e così anche le mie. Come se fossimo stati entrambi sorpresi a fare qualcosa che non avremmo dovuto fare. Le sue guance diventarono rosse.
«Credo che forse dovrei finire da solo».
“Non lo so, tesoro, non voglio che tu lo faccia nel modo sbagliato.” I miei occhi guardavano le sue labbra aprirsi e chiudersi mentre parlava.
E poi, con mio grande orrore, mi resi conto che stavo crescendo. Allontanai la mano dal mio pene.
“Tesoro? Cosa c’è che non va?”
“Niente, io, ehm…” ma allontanare la mano non servì a nulla. Il mio pene iniziò a crescere. Proprio davanti al suo viso.
“Oh.” Lei iniziò a sorridere. “Va bene! È perfettamente normale. È dovuto alla stimolazione fisica. Onestamente, tesoro, renderà più facile massaggiare la lozione. Giusto?”
“Non lo so. Mi sento davvero a disagio.”
Lei continuava a fissare il mio pene, il petto che si alzava e abbassava con piccoli respiri. Si morse il labbro. Poi allungò la mano e la avvolse intorno alla base del mio pene.
Inspirai bruscamente al suo tocco. Oh, cazzo. “Cosa stai facendo?”
Mi strinse delicatamente. «Tesoro, lo farò io per te. Vedo che stai avendo molte difficoltà e penso che sarà più facile se lo faccio io, ok?» Fece scivolare la mano lungo il mio pene e raccolse la spessa quantità di lozione che vi era rimasta.
Non riuscivo a parlare. Riuscivo a malapena a respirare. Il mio pene pulsava. Si gonfiò nella sua mano in risposta al suo tocco.
«Così va meglio, vero?» Aveva ancora quell’espressione preoccupata sul viso. «Mi prenderò cura di te, tesoro. Rilassati e basta.»
Il mio cazzo continuava a crescere. Lei lo guardava mentre muoveva lentamente la mano avanti e indietro. “Oscillando” Finché non raggiunsi i 23 centimetri.
«Oh mio Dio…» sussurrò.
«Cosa?»
«Niente.» Deglutì. “È solo che… tesoro, è davvero enorme.”
Il mio cazzo pulsò come in risposta alle sue parole.
“Il che è perfettamente normale. Forse è anche parte del motivo per cui hai avuto dei problemi.”
Annuii.
Afferrò il flacone e spruzzò una striscia di lozione sul mio cazzo, poi mi strinse di nuovo, questa volta con più forza. Mi accarezzò amorevolmente. Molto lentamente.
«Vedi, così funziona molto meglio», disse. «Potrei aver bisogno di entrambe le mani per questa cosa». Rise. «È grande come una bomboletta di vernice spray…».
Gemetti. Allungò l’altra mano e prese un po’ di lozione in più sulla punta delle dita, poi raggiunse il mio perineo. Le sue dita si piegarono contro i miei testicoli. Ed era una sensazione incredibile. La mano sul mio pene scivolò fino alla testa e mi strinse.
“Questo è il tuo frenulo, tesoro.” Prese il polpastrello del pollice e lo fece rotolare sotto la testa del mio pene. Lo massaggiò e lo strinse. “Sei così duro.”
“Mi dispiace.”
“No, va bene, tesoro. Davvero. Va benissimo.” Parlò dolcemente. Le sue parole erano un po’ affannose.
“Mi sento strano.”
“Lo so, tesoro. Ti piace?” La sua mano accelerò un po’. La lozione era estremamente scivolosa, il lubrificante perfetto. Mi accarezzava mentre l’altra mano mi massaggiava il perineo.
“È davvero piacevole.”
«Bene, tesoro. Voglio che ti senta bene».
Grugnì. Non riuscivo a credere a quello che stava succedendo. Afferrai il portasciugamani e aggiustò la posizione dei piedi, allontanandomi un po’. Ma le sue mani mi seguirono.
«Mi dispiace, è solo che è passato molto tempo dall’ultima volta che ne ho toccato uno».
Fece roteare il palmo della mano sulla mia punta, poi la afferrò.
«È così pesante…», disse.
«Ok, penso di aver capito! Dovrebbe bastare, giusto?»
Fece un respiro profondo, poi lasciò andare. «Certo, tesoro. Scusa. Mi sono lasciata un po’ trasportare». I suoi occhi rimasero incollati al mio pene. «Ma forse dovremmo semplicemente andare avanti e passare alla seconda parte del trattamento?»
«La seconda? Intendi…»
«Il drenaggio. Dobbiamo drenare il tuo… il tuo pene».
«Penso di poterlo fare. Devo solo…»
Mi afferrò di nuovo. «Va tutto bene, tesoro. Sei già grande e duro e io sono proprio qui. Quindi penso che dovremmo solo finirla, sì? Non è una buona idea?» Ricominciò ad accarezzarmi. Ma questa volta era meno delicata. Mi afferrò davvero.
E io non dissi nulla. Sapevo che non avrei dovuto farlo. Ma le sue tette erano così belle e ogni volta che incrociavamo lo sguardo, sentivo il mio cazzo pulsare.
“Così va meglio. Va molto meglio”, disse. Si dedicò ancora di più ad accarezzarmi e il movimento fece scivolare la parte superiore del pigiama dalle sue spalle. Guardai il bordo del tessuto che tratteneva i suoi capezzoli duri, ogni spinta della sua mano minacciava di far scivolare la parte superiore ancora più in basso. “Bravo ragazzo”, disse, e con una carezza entusiasta, la sua maglietta scivolò giù e le sue tette uscirono fuori. Non reagì né cercò di nasconderle, le lasciò semplicemente fuori, e cominciarono a dondolare ad ogni scivolata della sua mano sul mio pene.
“Sei sicura di volerlo fare?” Fu l’unica cosa che riuscii a dire.
Lei annuì semplicemente con la testa e poi infilò la punta del cazzo nella sua bocca.
Gemetti di piacere. La sua lingua abbracciava la base del mio pene.
Mi prese in bocca. Poi mi tirò fuori con un risucchio. Era impressionante quanto riuscisse a prenderne. Tornò indietro per averne ancora e ingoiò quasi metà del mio pene. Avvertì un conato di vomito, ma non mi tirò fuori. Sentii altro sperma fuoriuscire da me, ma lei lo ingoiò semplicemente in fondo alla gola.
Ha iniziato a succhiare. Succhiandomi avanti e indietro. Ho cercato di rimanere in silenzio, ma non sono riuscito a trattenere i gemiti. Era troppo bello. Troppo follemente piacevole. La sua bocca era perfetta.
Mi ha tirato fuori, poi ha tirato fuori la lingua. Ha schiaffeggiato il mio cazzo contro la sua lingua, poi ha lasciato che la mia lunghezza riposasse contro il lato del suo viso.
“Ti piace la bocca della mamma, tesoro? Ti piace che riesca a malapena a far entrare questo enorme pene nella mia bocca?”
Ero scioccato. E penso che lo fosse anche lei. Dopo averlo detto, è sembrata immediatamente un po’ timida.
“Va tutto bene. Sto solo cercando di accelerare il processo. Ho pensato che parlarti potesse aiutare.”
Non ho detto una parola.
“Ti aiuterebbe? Lo farò solo se ti piace. Ti piace?”
Ci ho messo un secondo. Ma ho annuito. “È davvero bello.”
Lei ha sorriso, poi mi ha spinto di nuovo in fondo alla sua gola. Ha ripreso a muoversi su e giù e, anche se cercava di essere discreta, l’ho vista infilare una mano nei pantaloni del suo pigiama.
Se non fosse stato per la mia condizione che ritardava l’eiaculazione, sarei stato spacciato. Il suo succhiare mi dava tutte le sensazioni dell’edging, ma riuscivo a trattenermi. Era troppo bello. E dovevo ammettere a me stesso che non volevo che smettesse mai.
Lei aumentò la velocità e iniziò a sporcarsi. La saliva iniziò a schizzare e lei amplificava chiaramente i suoni gorgoglianti mentre mi prendeva in gola tutta la mia lunghezza. Ciò che mi colpì davvero fu il suo entusiasmo. Aveva gli occhi spalancati. E mi prese avidamente in bocca ancora e ancora. Era disordinata, con una lunga fila di saliva che le pendeva dal viso.
Poi rallentò. Mi afferrò la base con le mani e mi succhiò metodicamente. Mi guardò negli occhi, mi fece scivolare fuori dalla bocca e iniziò a baciarmi lungo tutta la lunghezza. Mi baciò il pene, facendo scivolare la lingua su tutta la sua lunghezza. Era la cosa più eccitante che avessi mai visto in vita mia. Sentivo il mio viso impallidire.
“Va tutto bene, tesoro. Va tutto bene. È una cosa buona. È normale. Ti farò venire, ok?”
Non riuscivo a rispondere, ma lei si alzò e mi afferrò la mano. Avevo una vista completa delle sue tette sode mentre rimbalzavano. Tutto quello che volevo era stringerle.
“Segui la mamma”, mi ha riportato al mio letto e mi ha fatto sdraiare. Si è tolta il pigiama e si è arrampicata sul letto.
Ero disteso sulla schiena e lei si è sdraiata accanto a me, con le tette appoggiate sul mio petto. Era così vicina.
Ha allungato la mano e ha avvolto il mio cazzo liscio.
“Adesso ti parlerò, ok?” mi sussurrò all’orecchio. Poi iniziò ad accarezzarmi. “Ti dirò delle cose all’orecchio, dato che mi hai detto che ti piace.” Il suo respiro era caldo. “Anche a me piace. Mi piace parlarti e sentire il tuo pene pulsare. Il tuo cazzo enorme.” Era la prima volta che la sentivo dire parolacce.
Rimasi completamente immobile. Mi lasciai andare.
«So che ti piace come ti sto toccando. So che ti piace. Ho voluto toccarti non appena ho visto quel mostro che ti penzolava tra le gambe. Lo volevo. Volevo mungerlo. Volevo farti esplodere».
La sua mano si muoveva in modo irregolare mentre mi pompava il cazzo. Come se riuscisse a malapena a controllarla.
«Ti piace quando ti sussurro all’orecchio?»
Annuii.
«Sono una troia assetata di sperma». Mi leccò l’orecchio. «Non volevo che lo sapessi, ma ora ho bisogno di te. Ho bisogno che il tuo cazzo si svuoti perché sono una stupida troia assetata di sborra e voglio berla. Voglio che tu esploda così posso mettermi a quattro zampe e leccarlo». Mi infilò la lingua nell’orecchio e gemette.
Sentivo che stava arrivando. Sentivo l’orgasmo crescere. La volevo. Volevo usarla per sempre.
«Voglio il grosso cazzo di mio figlio. Voglio che ti scopi la tua sporca mamma troia. Voglio affogare nel tuo sperma caldo. Voglio soffocarmi. Verrai per me? Verrai? Lascerai che la mamma munga lo sperma da quel cazzo mostruoso?»
«Oh, cazzo.»
“Non voglio che tu faccia casino e rovini le lenzuola della mamma. Quindi mi metterò sopra di te. Va bene, tesoro? Va bene?”
Annuii mentre lei si toglieva i pantaloni del pigiama. Una scia del suo succo di figa seguiva le mutandine. Si arrampicò sopra di me e posizionò la testa del mio cazzo sotto la sua figa. Mi gocciolò addosso.
Poi mi baciò. Strinse le sue labbra sulle mie. La baciai a mia volta e lei si sedette sul mio cazzo.
Sentii tutti i 23 centimetri scomparire dentro di lei. Era così fottutamente bagnata che la sua figa mi risucchiò. Mi infilò la lingua in bocca e poi iniziò a rimbalzare sopra di me.
Era un animale. Le sue labbra divoravano le mie. Bacio dopo bacio, mentre le sue mani mi artigliavano il petto e le braccia. Era come se cercasse di infilarmi la lingua in gola.
Ero così vicino e non riuscivo più a trattenermi. L’ho avvolta con le braccia, l’ho sollevata e l’ho girata sulla schiena.
Mi ha guardato sorpresa, ma solo per un attimo, prima che mi mettessi sopra di lei. L’ho tenuta ferma e le ho infilato di nuovo il mio cazzo dentro.
“Sì, tesoro! Sì! Riempimi! Scopami forte!” urlò. Il suo corpo si dimenava contro il mio sopra di lei. Mi afferrò e mi avvolse le mani intorno al collo. “Vieni dentro di me, tesoro. Riempi la mamma. Voglio essere piena del tuo sperma. Bravo ragazzo.”
Grugnì. Era fatta. Non riuscivo più a trattenermi. Strinsi le mani intorno alle sue spalle e la penetrai ancora un paio di volte mentre sentivo che stavo per venire.
“Sì, sì, sì, sì, sì, sì.”
Lei liberò una mano dal mio collo e la portò giù per giocare con il suo clitoride scivoloso. Mi strinse forte il collo e mi guardò dritto negli occhi. Aveva la bocca spalancata. Ci siamo semplicemente guardati negli occhi mentre lei si strofinava e io iniziavo a venire.
I primi schizzi di sperma mi sono usciti fuori. La sua lingua ha iniziato a muoversi nella sua bocca e abbiamo continuato a guardarci negli occhi. Ha tolto la mano dal mio collo e mi ha afferrato il culo, tirandomi più a fondo dentro di lei.
«Riempi la fica della mamma».
Un altro carico mi schizzò fuori dal cazzo e cominciai a vedere le stelle.
I suoi gemiti aumentarono e lei emise alcuni “oh, oh, oh, oh”. Continuò a strofinarsi il clitoride mentre la sua figa mi mungeva le ultime gocce di sperma. Mi strinse il culo e lottò per respirare mentre le sue dita tremavano sul suo bottone e io la sentii venire.
Crollai sopra di lei. Il mio peso la immobilizzava mentre lei continuava a toccarsi fino all’orgasmo.
Quando finalmente ha finito, mi ha abbracciato delicatamente e siamo rimasti lì distesi, ansimando, cercando di riprendere fiato. Non mi ero mai sentito così uomo in vita mia. E sapevo di essere nei guai. Perché era il tipo di cosa da cui si diventa dipendenti. A cui sai che non potrai mai dire di no. A cui non potrai mai rinunciare.
Mi ha dato una pacca sulla schiena. «Bravo… tesoro». Sembrava nervosa.
Mi sono girato e sono scivolato fuori da lei. Una marea di sperma colav dalla sua figa.
«Oh, cazzo», disse, afferrando un mucchio di fazzoletti dal mio comodino e cercando di raccogliere il disordine. Fallì completamente. Si alzò e cercò di pulire ancora un po’. L’aiutai come meglio potei. La guardai davanti a me. Completamente nuda. Era un angelo. Ed ero innamorato.
Si tirò su i pantaloni del pigiama, nonostante fosse ancora ricoperta di sperma, e si infilò la maglietta. Mi vestii anch’io. Lei si avvicinò alla porta della mia camera e io la seguii.
Si fermò sulla soglia e mi guardò. «Ottimo lavoro, tesoro. Sono contenta che abbiamo… ehm… risolto la questione». Inspirò bruscamente e si sistemò la maglietta del pigiama. «Penso che ora dovresti andare a letto».
«Va bene». La fissai.
«Dormi bene». Tossì. Poi esitò. Si chinò verso di me e io mi chinai. Mi baciò sulla guancia. Poi si staccò parzialmente, come se fosse indecisa.
Poi mi baciò sulle labbra. Fu un bacio veloce, ma a bocca aperta; profondo.
«Ti amo», le dissi.
Lei non rispose immediatamente. Sembrava a disagio. «Ti amo anch’io». Poi uscì e chiuse la porta.

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